SILHOUETTE OF A GHOST
#3. Cercherò, proverò ad avere sempre su di me il profumo delle sue mani

- Seishirou, vieni.
E’ una frase che Setsuka è solita dire, ad una certa ora del mattino, poco prima che Seishirou esca di casa per andare a scuola e dopo che lei ha appena finito di vestirsi ed è pronta per riceverlo.
Come ogni giorno, seguendo un loro personale rituale stabilito senza bisogno di parole, le battute e gli attori si susseguiranno placidamente, in una recita mille volte rappresentata ma dal sapore sempre diverso.
Come sempre il fusuma si dischiuderà con delicatezza, a quell’invito, e come sempre uno spicchio del viso di suo figlio farà capolino da quel breve spiraglio di luce, quasi esitando.
Come ogni volta lei gli farà cenno di entrare con un gesto affrettato, da ragazzina impaziente, che eppure non intaccherà minimamente l’eleganza che permea ogni suo piccolo gesto, rivestendolo di un alone sacrale.
Lui entrerà nella camera con un sorriso, chiudendo il fusuma dietro di sé, e le si inginocchierà accanto senza cambiare espressione, impeccabile nella sua divisa scolastica di morbido velluto scuro.
- Guardami. Ti piaccio, oggi? – chiederà lei, allargando le mani per mostrargli il kimono che quel giorno ha scelto di indossare per lui. L’abito che Seishirou di più ama vederle indosso è nero, con ricami purpurei di camelie in fiore che sfilano docili dal bordo lungo la gamba, l’obi che le stringe la vita di bambina è invece color oro ed avorio.
Lei ha amato fin da subito quel kimono, poiché è stato lui a regalarglielo: per questo cerca di metterlo nelle occasioni speciali, nelle gelide mattine invernali dove la nebbia fa sfumare cielo e terreno imbiancato.
Seishirou le prenderà gentilmente le mani fra le sue, come sempre, e la osserverà scrupolosamente come per imprimersi nella mente ogni suo dettaglio.
- Okaasan, tu mi piaci ogni giorno, - le risponderà Seishirou sorridendole, confortante e discreto come d’abitudine, e lei riderà, con quella risata argentina e squillante che lui adora.
Poi lei allungherà la mano verso il tavolino da toletta e ne prenderà il pettine da infilare fra i capelli opportunamente acconciati, porgendoglielo fra due dita.
- Tu sei più bravo di me ad infilarmelo, non è vero? – gli chiederà Setsuka, piegando infantilmente la testa sulla spalla e socchiudendo gli occhi, aspettando.
E come ogni volta lui le prenderà il pettine, le scosterà con cura le ciocche corvine dalla nuca e sistemerà delicatamente l'ornamento, l’espressione concentrata per non farle inavvertitamente del male.
Poi la guarderà, con l’acconciatura finalmente sistemata, ed annuirà soddisfatto, dopo aver sistemato sulle tempie le ultime ciocche sfuggite alle sottili dita di lei.
Setsuka si alzerà e lo seguirà docilmente, il kimono frusciante sulle caviglie, fino alla porta d’ingresso. Seishirou prenderà la cartella di scuola che ha lasciato a lato del corridoio e si girerà a salutarla.
- Ittekimasu, - le dirà, prima di infilarsi il cappotto.
- Itterasshai, - risponderà Setsuka, le mani unite in grembo, limitandosi a guardarlo mentre lui si avvierà lungo il vialetto di ingresso. Poi anche lei tornerà nella sua camera e sfilerà dai capelli il pettine che suo figlio le ha sistemato, lo accosterà alle labbra ed ispirerà a fondo.
E’ ciò che più ama di quelle mattine: quell’unico momento dove, immersa nella sua intima solitudine, può permettersi un breve cedimento, può stringere spasmodicamente il pettine al pensiero che non sarà mai la persona speciale di suo figlio e può tornare, per poco, ad essere una donna e non un’assassina.
E può permettersi di compatire se stessa perché quello è l’unico istante in cui può sentire il profumo che permea le mani del suo amato Seishirou, senza mai poterlo sentire davvero ma limitandosi a rubarlo.

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